Isidoro Valcárcel Medina

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Isidoro Valcárcel Medina

Born 1937, Murcia, Spain
Lives and works in Madrid, Spain

As an artist, Isidoro Valcárcel Medina does not aim to produce art objects, but rather to interact within a given context. Nor does he seek professional recognition for his work, and yet he continues to be a major influence on younger artists. Valcárcel Medina has never limited his practice to a specific medium; he employs cinema, organizes public events, which he documents through photography and sound recordings, and subsequently produces sound installations. In his early work, space and time play an important role. Subsequently, at the end of the 1960s, he became interested in minimalist art. At the end of the 1970s, he investigated the role of the spectator, in particular the role of passive participation. As a result of his investigation, he produced a series of “mail art” works that addressed the spectator beyond the institutional context. In the following decades, Valcárcel Medina turned to the formal language of architectural plans in his conceptual work, presenting proposals for public space that take into account diverse social needs. For his solo exhibition, Otoño de 2009 at the Reina Sofia Museum in Madrid, rather than present a retrospective of his works in the conventional sense, Valcárcel Medina proposed a series of twenty “circumstances.” He uses this word to refer to various factors (time and space), giving rise to a series of often ephemeral interventions that challenge the accumulation of objects in museums and other art institutions. In applying his critical view of retrospectives and museum acquisitions, the artist testifies to a radical immanence and a rejection of intrinsic values. His work surpasses fixed and conventional uses and demonstrates how use can be extremely varied. The first in the series of “circumstances” took the form of an invitation card. The work The Collection Of The Museum Reina Sofia in Autumn 2009 was produced as one of the “circumstances” for the exhibition Otoño de 2009. Both an artist’s book and an exhibition catalog, the work comprises a series of detailed plans of all artworks in each room of the museum’s collection, showing their exact dimensions and distance from each other, although the works themselves are not represented. The function and spatial organization of the museum thus becomes Valcárcel Medina’s work. The “circumstances” created in response to the invitation by the Reina Sofia Museum included October 1709 – Autumn 2009, an exhibition of Valcárcel Medina’s entire body of work. The works were exhibited along with a text celebrating the three-hundred-year anniversary of an exhibition organized by the Grand Prince of Tuscany, Ferdinando de’ Medici, in 1707 and 1709 in the Santissima Annunziata, Florence. The exhibition consisted of 250 paintings from various Florentine collections, which covered the entire walls of the church from floor to ceiling. Valcárcel Medina took this historical reference and its anniversary as a model for an exhibition that covered the corridors of the Reina Sofia, thus underscoring the impossibility of viewing the works in their entirety. The anecdote appeared in another of the artist’s works, an “encyclopedic” publication titled 2000 d. de J. C. For the new millennium, Valcárcel Medina published a 2,000-page book printed on Bible paper with one event per year on each page, from the year zero to 2001. Valcárcel Medina chose events that are not included in official history. In privileging certain events rather than others, the artist creates what amounts to a personal, and thus non-hegemonic, vision of history— a reading of history by way of anecdotes. Yet, when the book is read, its content appears to be entirely correct and consistent, as if Medina had chosen to include the most important historical events. At the Reina Sofia, another “circumstance” took the form of a clock hung on a museum wall. The clock fulfilled no other function than its conventional role of telling time. Yet its presence in the museum marked the intrusion of an object of daily life, a daily constraint that is generally ignored in the museum, the latter choosing instead a contemplative suspension, impervious to the presence of real time.

Nato a Murcia, Spagna, nel 1937
Vive e lavora a Madrid, Spagna

Il lavoro di Isidoro Valcárcel Medina non aspira alla creazione di oggetti d’arte, ma all’interazione con una precisa situazione. Egli non ricerca il riconoscimento professionale in quanto artista e, tuttavia, ha una grande influenza sugli artisti delle generazioni successive alla sua. Valcárcel Medina non si è mai limitato a un solo mezzo espressivo: utilizza il cinema, organizza eventi pubblici documentati con fotografie o registrazioni audio, e propone anche installazioni sonore. Nei suoi primi lavori, lo spazio e il tempo giocano un ruolo importante. In seguito, alla fine degli anni ’60, s’interessa al minimalismo. Alla fine degli anni ’70 studia il ruolo del ricevente e, in particolare, il concetto di partecipazione passiva: ne risultano nello specifico i lavori “postali”, che si rivolgono allo spettatore al di fuori del quadro istituzionale. Durante il decennio successivo, Medina inserisce il linguaggio formale dei piani architettonici nel suo lavoro concettuale, presentando delle proposte per lo spazio pubblico che tengano conto di diverse richieste sociali.
Per Otoño de 2009, la personale dell’artista al Museo Reina Sofia di Madrid, invece di pensare a questo evento come a una retrospettiva delle proprie opere in senso classico, Valcárcel Medina ha proposto una ventina di “circostanze”: un termine particolare, che rappresenta un compromesso di vari elementi (tempo/ spazio), dando luogo a degli interventi a volte furtivi, che vanificano la questione dell’accumulo di oggetti nei musei e nelle istituzioni. L’artista mette così in atto uno sguardo critico sulle retrospettive e sulle acquisizioni museali, dando prova di un’immanenza radicale e di un rifiuto del loro valore intrinseco. Valcárcel Medina oltrepassa gli usi imposti e normati, e dimostra che tali usi possono essere molto aperti. Il biglietto d’invito è la prima di queste “circostanze”.
La seconda opera è stata realizzata come una “circostanza” proposta per Otoño de 2009. L’oggetto, tra libro d’artista e catalogo di mostra, è composto da una serie di schemi minuziosi, ottenuti dalla misura delle dimensioni delle opere e delle distanze tra le opere in ognuna delle sale del museo, senza che le opere siano rappresentate. L’insieme del funzionamento e dell’organizzazione spaziale del museo diventa in questo modo l’opera di Valcárcel Medina. Alle altre “circostanze”, che rispondono alla proposta di una retrospettiva fattagli dal museo, si aggiunge una mostra dell’insieme del lavoro di Valcárcel Medina. Le sue opere sono state presentate al Reina Sofia con un testo che celebrava i trecento anni di una mostra, che il principe Ferdinando di Toscana aveva organizzato nel 1707 e nel 1709 nel Chiostro dell’Annunciazione a Firenze, facendo installare duecentocinquanta dipinti provenienti da collezioni fiorentine, che coprivano per intero le pareti fino al soffitto. L’artista ha attinto da questa storia per proporre, nella data della ricorrenza, lo stesso modello di mostra e ha interamente coperto un corridoio del Reina Sofia, rinnovando con questo gesto la questione dell’impossibilità di comprendere tutte le opere.
L’aneddoto ricompare in un’altra opera dell’artista, una pubblicazione “enciclopedica” intitolata 2000 d. de J.C. Per celebrare il nuovo millennio, Valcárcel Medina ha realizzato un libro di duemila pagine in carta velina, che elenca un avvenimento all’anno e a pagina, dall’Anno Zero al 2001 selezionando degli eventi che non compaiono nella storia ufficiale. Privilegiando alcuni fatti storici piuttosto che altri, l’artista costruisce un racconto che può essere compreso come una visione personale, e dunque non egemonica, della storia. È una lettura della storia per aneddoti, ma, quando si scorre il libro, il suo contenuto appare talmente preciso e denso da fare pensare che l’artista abbia voluto scegliere gli avvenimenti più importanti.
Sempre al Reina Sofia, un’altra “circostanza” consisteva in un orologio appeso alla parete di una sala del museo. L’orologio non ha altro ruolo se non quello di uso comune, cioè di indicare l’ora. Tuttavia, la presenza di questo oggetto nel museo segna l’intrusione del quotidiano, di una regola della vita di tutti i giorni che generalmente viene dimenticata all’interno di uno spazio espositivo, a profitto di una sospensione contemplativa e refrattaria alla presenza del tempo reale.

Né à Murcia, Espagne, en 1937
Vit et travaille à Madrid, Espagne

Le travail d’Isidoro Valcárcel Medina ne vise pas la création d’objets d’art, mais plutôt l’interaction avec une situation donnée. Il ne cherche pas la reconnaissance professionnelle en tant qu’artiste, et néanmoins ne cesse d’influencer les artistes des générations ultérieures. Valcárcel Medina ne s’est jamais limité à un médium spécifique : il utilise le cinéma, organise des événements publics documentés par la photographie ou l’enregistrement audio, et propose aussi des installations sonores. Dans ses premières œuvres, l’espace et le temps jouent un rôle important ; par la suite, à la fin des années 1960, il s’intéresse au minimalisme. À la fin des années 1970, il étudie le rôle du récepteur, en particulier la participation passive ; en résultent notamment ses travaux « postaux » qui s’adressent au spectateur en dehors du cadre institutionnel. Pendant la décennie suivante, Medina intègre le langage formel des plans architecturaux dans son travail conceptuel, présentant des propositions pour l’espace public qui prennent en compte diverses demandes sociales.

Otoño de 2009, Circumstancias (carton d’invitation) (2009)
A l’occasion de Otoño de 2009, son exposition personnelle au Musée Reina Sofia (Madrid), plutôt que de penser cet événement comme une rétrospective de ses œuvres au sens classique du terme, Valcárcel Medina a proposé une vingtaine de « circonstances » : un mot singulier qui représente une équation de plusieurs éléments (temps/espace), donnant lieu à des interventions parfois furtives qui désamorcent la question de l’accumulation d’objets dans les musées et les institutions. L’artiste met ainsi en acte son regard critique sur les rétrospectives et les acquisitions muséales, faisant preuve d’une immanence radicale et d’un refus de la valeur intrinsèque. Il dépasse les usages imposés et normés et démontre que ces usages peuvent être très ouverts. Le carton d’invitation est la première de ces « circonstances ».

La Colección del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía en Otoño de 2009 [La collection du musée Reina Sofia, Automne 2009] (2009)
Cette œuvre a été réalisée en tant qu’une des « circonstances » proposées pour Otoño de 2009. L’objet, entre livre d’artiste et catalogue d’exposition, est composé d’une série de plans minutieux obtenus par la mesure des dimensions des œuvres et les distances entre elles dans chacune des salles du musée, les œuvres n’étant pas elles-mêmes représentées. L’ensemble du fonctionnement et de l’organisation spatiale du musée deviennent ainsi l’œuvre de Valcárcel Medina.

2000 d. de J.C. (2001)
Aux autres « circonstances » répondant à la proposition d’une rétrospective qui lui avait été faite par le musée, vient s’ajouter une exposition de l’ensemble du travail de Valcárcel Medina. Ses œuvres étaient présentées au Reina Sofia avec un texte célébrant les trois cents ans d’une exposition que le prince Ferdinand de Toscane avait organisée en 1707 et 1709 dans le Cloître de l’Annonciation à Florence et pour laquelle il avait installé 250 peintures issues de collections florentines, de manière à couvrir entièrement les murs jusqu’au plafond. L’artiste s’est saisi de cette histoire pour proposer à la date anniversaire le même modèle d’exposition et a couvert entièrement un couloir du Reina Sofia, reconduisant ainsi par cet accrochage l’impossibilité d’appréhender toutes les œuvres.
L’anecdote apparaît dans une autre pièce de l’artiste, une publication « encyclopédique » intitulée 2000 d. de J.C. À l’occasion du nouveau millénaire, Valcárcel Medina a réalisé un livre de 2000 pages en papier bible qui répertorie un événement par an et par page depuis l’année zéro jusqu’à 2001. Valcárcel Medina a cherché des événements qui ne figurent pas dans l’histoire officielle. En privilégiant certains faits historiques plutôt que d’autres, l’artiste construit un récit qui peut être compris comme une vision personnelle d’histoire, et donc non-hégémonique. C’est une lecture de l’histoire par l’anecdote ; néanmoins quand on parcourt le livre, son contenu paraît tellement juste et consistant que s’il avait voulu choisir les événements les plus importants.

Otoño de 2009, Circumstancias (horloge murale) (2009)
Au Reina Sofia, une autre « circonstance » était une horloge accrochée sur une cimaise du musée. L’horloge ne remplit rien d’autre que son rôle habituel, c’est à dire donner l’heure. Pourtant la présence de cet objet dans le musée marque l’intrusion du quotidien, d’une règle de la vie généralement oubliée dans le musée au profit d’une suspension contemplative et étanche à la présence du temps réel.

Project: Soleil politique

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